Mi piace guardare dei film che m’inducono a pensare. Film che fanno venire la pelle d’oca, che ti fanno scendere la lacrimuccia, per i quali s’accende un lumicino sopra la testa: se tutto ciò accade significa che non è stato tempo perso. No, non è che non guardo movie “stupidi”, accade, dopo due o più ore investite, m’impegno di non ritrovarmi alla fine, con un bell’interrogativo: “Ma ne avevo proprio bisogno, ne valeva la pena?” oppure “Se ne sono andate due ore che nessuno mi renderà?”.

Il tempo è prezioso.

Casualmente un mese fa mi sono imbattuta in un film dal titolo “Per sempre Alice (Still Alice in originale)”. Stavo usufruendo di un permesso malattia, perché mi sentivo male; ero a letto e, per far trascorrere il tempo, non mi restava altro che guardare dei film. No, tranquilli, non vi proporrò la recensione di Alice che molto presto, a 50 anni, si ammala di Alzheimer, quarto grado per la precisione, su una scala di sette (forma grave, quindi). Vedere Alice oggi è stato come un pugno al plesso solare, molto più forte, di quanto sarebbe stato rispetto a 5 anni fa, cioè a quando non sapevo che una persona con questo tipo di malattia, viveva accanto a me, fa parte della mia famiglia più ristretta. La mia Alice, ossia “Perla” (se studio italianistica in parte è dovuto a lei e alle sue lunghe telefonate con l’Italia a inizio degli anni ’90), non è afflitta da Alzheimer, ma soffre di Parkinson con sintomi di demenza.

Di fronte ad un diagnosi simile è difficile restare impassibili, ma ho come la sensazione che sia un attimo più facile confrontarsi con questo tipo di malattia rispetto a una qualche forma di cancro. Quest’ultimo ha la supponenza di presentarsi in modo “concreto” e mortale, ma offre anche possibilità di guarigione cosicché tutti (nella maggior parte dei casi) siamo usi affrontarlo preparandoci (contemporaneamente), al peggio e al meglio, continuando a combattere contro il terribile male. Nel caso delle malattie degenerative non funziona così, almeno non nel mio caso concreto, in cui è più conveniente lasciare che le cose vadano da sé facendo il loro corso (però vanno troppo velocemente e in maniera violenta) e, aspettare che “passi”, anzi, “finisca”.

Il tempo è prezioso.

Purtroppo, medicine e terapia non possono far altro che rallentare la velocità di chi si è ritrovato con la retromarcia inserita contro volontà. Oggi, Perla, colei che quand’ero piccola si occupava di me cambiando i miei pannolini sporchi, si alterna ad essere a tratti una ragazzina delle ottennali e poi ha fasi di bambina d’asilo,ed è così che la devi trattare. Ovviamente, quando hai la consapevolezza del suo stato, che è questo, e non un comportamento dettato dalla volontà di farlo apposta,e il fatto di non ricordare cosa abbia fatto di mattina, non è dovuto a stanchezza, è realmente così, non se lo ricorda. Ma ricorderà molto bene chi era il mio ragazzo, dieci anni addietro nel tempo chiedendomi perchè non vivo con lui, mentre quello attuale lo chiamerà col nome di chi stava con me tre anni fa. Comprerà per te le stesse cose che acquistava nella seconda classe della scuola elementare, cercherà di farti rallegrare e tu dovrai mantenere la calma rstare tranquillo, dimenticare di quanto sia stata difficile la tua giornata, l’esistenza di termini di consegna, di conti da pagare, di bucato da fare, di amiche da chiamare, dell’amica del cuore che non senti da qualche mese perché hai troppi impegni.

Il tempo è prezioso.

E così sei felice, anche delle cose di cui non hai bisogno, scendi al livello in cui si trova lei, perché in caso contrario nei suoi confonti puoi provocare paura e pianto. Perla spesso ha vergona di sé stessa e questo la fa chiudere in sé e in una stanza, è stanca e impotente. Non mangia molto, non si muove, potrebbe ma non lo fa, le manca la voglia. Le persone attorno a lei hanno un lavoro, hanno poco tempo per sé, figuriamoci per quesa bambina adulta in casa. È difficile perché non progredisce, perché questa bambina d’asilo non va a scuola e poi alle medie… No, la fase seguente sono i gruppi inferiori all’asilo, poi il nido, e tu guardi come sta scomparendo una persona che conoscevi perché non sapevi in che fase era. Nemmeno gli altri intorno a lei, ma c’impegniamo a conoscerla. Ossessionata dalla bella scrittura e dall’ordine ieri non è riuscita a scrivere un biglietto d’auguri per il mio compleanno. Ovviamente nessun rancore da parte mia, l’ho messo da parte così com’era, nel posto dove si trovano tutti i biglietti d’auguri che finora mi ha regalato.

Il tempo che è rimasto è prezioso e perciò non vedo l’ora di trovare un momento libero per acquistare anche a lei lo stesso album da colorare. Allora, ci siederemo assieme a tavola in cucina e cominceremo a colorare insieme. Non sarebbe la prima volta, lo facevamo 20 e più anni fa, perché non farlo di nuovo? E ancora… le perle più belle nascono nelle conchiglie ferite.

Bacio, fate attenzione!